RENZO EUSEBI
"Sulle strade dell'astrazione"
Foyer "Teatro Verdi" Fiorenzuola D'Arda
Inaugurazione
SABATO 17 settembre 2005 ore 18,00
Fino al 29 settembre 2005
orari:
feriali/festivi 10,00-12,30 e 16,00 - 19,30
lunedì chiuso

Presenta il critico d'arte LUCIANO CARINI
Patrocinio: Comune di Fiorenzuola D'Arda

> Web Site_Renzo Eusebi
E_Mail info@renzoeusebi.org

Per Renzo Eusebi… Giorgio segato

“Tra le pieghe della materia, le tracce dell’uomo

Renzo Eusebi è un innamorato dell’arte e della pittura come territorio del sogno, della trasformazione della realtà in evento psichico, in nutrimento dell’immaginario profondo. A Roma ha appreso alle lezioni di Monachesi, di Consolazione, di Cannilla, di Lazzaro, di Valeri e Pettinelli, personalità quanto mai differenti, ma certamente collegate da un profondo senso del mestiere, della poeticità del fare arte, del manipolare materie e colori, del formare i mondi della rèverie intima. Ha insegnato per alcuni anni, addomesticando nell’impegno didattico un’indole in certo modo ‘selvatica’; insofferente di obblighi, di vincoli, di sentieri troppo battuti ha attraversato nella ricerca artistica momenti e movimenti diversi, dalla figurazione più tradizionale all’astrazione lirica, dal citazionismo alla gestualità informale, dal razionalismo costruttivo all’espansionismo materico, imponendosi sempre, almeno così pare a me, di trovare, di inventare una personale risposta alla condizione di smarrimento culturale dell’artista contemporaneo, alla distorsione e lacerazione dell’identità profonda, alle disarmonie e disarticolazioni della condizione esistenziale. Il suo curri-culum e il suo album personale attestano un lungo iter formativo e di ricerca, contrassegnato da peculiari caratteri formali e contenutistici, con prevalente attenzione per l’elemento materico, per lo spazio, per il segno e per il colore rispettivamente come traccia di percorso e come materia che si accende nello spazio ‘profondo’, lì dove coincidono luogo cosmico e luogo psichico, il microuniverso delle emozioni individuali e il macrouniverso delle espansioni e congiunzioni astrali, l’anima del mondo. Così, l’opera recente di Eusebi si offre fin dall’inizio su due piani di lettura, quello lontanante che percepisce e penetra gli interstizi di una spazialità piegata, ricca di inghiottimenti, misteriosa, guardata da un tempo fuori storia, forse da un futuro che specchia l’avvenuta catastrofe atomica, con paesaggi inerti, corpi svuotati, coperti e corrosi dalla polvere rossa della ricaduta della tempesta nucleare: un mondo di luoghi e di oggetti morti, ormai archeologie della memoria, eliotiana ‘terra desolata’ in attesa di un tempo di rigenerazione, di nuova germinazione; e il piano ravvicinato, a contatto tattile, che sdoppia la realtà e la verità oggettuale in materia cromatica e organica di una congelata metamorfosi, e in ‘indumento’ testimone del corpo, e quindi della memoria del corpo, frammento di un’umanità citata ma assente, di una storia personale non descritta ma presente.
Nella cultura orientale i vestiti, dalle fasce del neonato al vestito della morte, raccolgono le impronte della vita, come sudari che si impregnano degli umori delle esperienze, ansie e gioie, sconfitte e conquiste, di ciascuno, assumendo valore di veri e propri testimoni e documenti della vicenda personale. Eusebi ‘costruisce’, compone, modella i suoi quadri inserendovi indumenti come ‘testi’ della propria storia, una storia che a livello di analogia e metafora si dilata dalla storia dell’artista fino a congiungersi con la storia dell’umanità, proprio per quella misteriosa qualità del pozzo interno dell’anima, attraverso il quale ci si congiunge al grembo cosmico.
Lo slittamento di senso è attuato da Eusebi attraverso la manipolazione diretta dei materiali, che poi investe di colore, così che le opere, per quanto inquadrate come finestre su uno spazio di scavo archeologico o di una junk~ jard, interscambiabilmente interplanetaria o subito dietro casa, possono ritenersi delle pittosculture con la connotazione di una forte accensione di sensorialità interrogante ed esplorante tra le ‘pieghe’ di indumenti pensieri, memorie di slanci vitali; tra le suggestioni di uno spazio che si anima di ombre, di luci, di fermenti cromatici. L’espediente restituisce centralità di attenzione all’esperienza del corpo, o, meglio, all’assenza del corpo come smarrirsi progressivo dell’esperienza fisica e materiale in una cultura sempre più mediatica e virtuale, confezionata, bidimensionale, prevalentemente visiva e verbale e sempre meno tattile.
Eusebi reagisce a questo generale condizionamento che tende ad appiattire, a omologare, e di conseguenza a impoverire, le esperienze e i comportamenti, i gesti e i pensieri, entrando con le mani nello spazio del quadro, il quale non resta più semplice superficie di proiezione di gesti, di emozioni, di pensieri, o di ‘rappresentazioni’ che imitano la natura, la realtà, lo slancio vitale, ma diventa davvero luogo della ‘ripresentazione’ della realtà, dell’oggetto, espandendone però i significati, il ‘senso’, spiazzandolo dall’utilizzo e dal contesto abituali e assegnandogli un valore araldico imprevisto, inedito, capace di sollecitare prospettive (angolature visive e interpretative, suggestioni percettive) differenti. Alfa luce di queste considerazioni, la materia di cui sono fatti questi quadri perde l’iniziale e solo apparente riferimento al mondo dell’arte informale, quello magmatico, e indeterminato dall’energia in movimento e in mutazione, e conquista un livello di significato strettamente coniugato all’esperienza intima, sia della memoria individuale che di quella della specie e biologica in genere, collegandosi proprio attraverso gli ‘indumenti’ a una corrente di informazioni di flusso più ampio e più profondo, quello psichico e genetico; e così la sensorialità, la tattilità ridiventano sensualità’ forte, energia vitale.
Non mi pare secondario rilevare che i colori che Eusebi utilizza con maggiore frequenza e intensità timbrica sono il rosso e l’azzurro, che tradizionalmente indicano il sacrificio della carne e la sublimazione dello spirito, il mondo terreno delle cose concrete e il mondo celeste delle idee, dei sogni, delle utopie, della spiritualità. Il viaggio conoscitivo di questo artista davvero singolare per tecnica e contenuti approda, dopo lungo e diverso sperimentare e peregrinare, a una sorta di acceso diario autobiografico di narrazione dell’esperienza del corpo attraverso la presentazione più o meno esplicita, ma comunque tanto fisica che mentale di una sorta di ‘spoliazione’, di abbandono degli ‘abiti’ e delle ‘abitudini’, per avviare una diversa esplorazione di materia e colore, spazio e tempo interni ed esterni, psicologici e sociali, in direzione di differenti possibilità di raccordo della irrinunciabile vicenda dell’uomo, della sua storia, dei suoi desideri e dei suoi sogni. La diretta manipolazione e modellazione dei tessuti, la collocazione, la distribuzione e, quindi, la colorazione consentono a Eusebi un tempo lungo di accumulo emotivo e di attenzione per un chiarirsi progressivo della coscienza e della conoscenza intuitiva e percettiva, slargando l’ascolto interiore e acuendo la prensilità qualitativa e quantitativa delle insorgenze, dei riferimenti, dei livelli di senso più reconditi.
L’uso del colore è ben lontano da un impiego di tipo realistico, anche solo nell’ambito di un’accezione mimetica; esso, piuttosto, assume la pregnanza e la mobilità della luce e, in virtù della distribuzione ‘a pioggia’ e del rapporto con la superficie mossa e scabrosa, si carica di precise proprietà allusive ed evocative, acquisendo la sua più vera valenza proprio quando maggiormente viene esaltato dalla varia consistenza e reattività delle materie, diventando colore/spazio di accadimento, di disvelamento e sperimentazione di ‘nodi’ emotivi e conoscitivi, nuclei di memoria, di esperienza, illuminarsi delle pieghe ( e ‘piaghe’) segrete del labirinto psichico.
Per Eusebi come d’altra parte per Marcel Proust la pittura è soprattutto “una metamorfosi delle cose rappresentate”, che così si offrono a letture e a ‘comprensioni’ sempre nuove: polisemantico, multidirezionale e pluridimensionale amalgama di eventi fisici e psichici correlati, senza necessità di rinvii simbolici o ideografici, ma attenta elaborazione di ciò che sta al di là e ben oltre la pura e semplice ricognizione e registrazione visiva.
Voglio dire che nelle opere di Eusebi le combinazioni di elementi astratti e di oggetti concreti superano facilmente il riferimento iniziale di una mera contingenza, per inoltrarsi in una strutturazione cromatica, materica e di spazialità che stimola il campo visivo dell’osservatore e ne sollecita le facoltà percettive.
Renzo Eusebi, stabilendo tra l’oggetto e la ‘ripresentazione’ di esso un rapporto che va al di là della fenomenologia connotativa, innescando processi di adesione emotiva e di astrazione mentale, spinge il nostro sguardo al di sotto di queste espanse e coloratissime visioni, che, in certo senso competono a un mondo surreale o di realtà parallela, portandoci a fluttuare nelle aree dell’inconscio, dove, composizione spaziale e ritmo formale ci pervengono come germinati da una fervida introspezione emozionale e da una sicura gioia di vita, le quali ricreano costantemente e liberamente la realtà e le sue atmosfere, indifferentemente intese come psichiche o d’ambiente, per la magica alchimia di una pittura che ha perfettamente maturato il suo frutto.

Giorgio Segato



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