> Web Site_Renzo Eusebi E_Mail info@renzoeusebi.org Per Renzo Eusebi Giorgio segato Tra le pieghe della materia, le tracce delluomo Renzo Eusebi è un innamorato dellarte e della pittura come territorio del sogno, della trasformazione della realtà in evento psichico, in nutrimento dellimmaginario profondo. A Roma ha appreso alle lezioni di Monachesi, di Consolazione, di Cannilla, di Lazzaro, di Valeri e Pettinelli, personalità quanto mai differenti, ma certamente collegate da un profondo senso del mestiere, della poeticità del fare arte, del manipolare materie e colori, del formare i mondi della rèverie intima. Ha insegnato per alcuni anni, addomesticando nellimpegno didattico unindole in certo modo selvatica; insofferente di obblighi, di vincoli, di sentieri troppo battuti ha attraversato nella ricerca artistica momenti e movimenti diversi, dalla figurazione più tradizionale allastrazione lirica, dal citazionismo alla gestualità informale, dal razionalismo costruttivo allespansionismo materico, imponendosi sempre, almeno così pare a me, di trovare, di inventare una personale risposta alla condizione di smarrimento culturale dellartista contemporaneo, alla distorsione e lacerazione dellidentità profonda, alle disarmonie e disarticolazioni della condizione esistenziale. Il suo curri-culum e il suo album personale attestano un lungo iter formativo e di ricerca, contrassegnato da peculiari caratteri formali e contenutistici, con prevalente attenzione per lelemento materico, per lo spazio, per il segno e per il colore rispettivamente come traccia di percorso e come materia che si accende nello spazio profondo, lì dove coincidono luogo cosmico e luogo psichico, il microuniverso delle emozioni individuali e il macrouniverso delle espansioni e congiunzioni astrali, lanima del mondo. Così, lopera recente di Eusebi si offre fin dallinizio su due piani di lettura, quello lontanante che percepisce e penetra gli interstizi di una spazialità piegata, ricca di inghiottimenti, misteriosa, guardata da un tempo fuori storia, forse da un futuro che specchia lavvenuta catastrofe atomica, con paesaggi inerti, corpi svuotati, coperti e corrosi dalla polvere rossa della ricaduta della tempesta nucleare: un mondo di luoghi e di oggetti morti, ormai archeologie della memoria, eliotiana terra desolata in attesa di un tempo di rigenerazione, di nuova germinazione; e il piano ravvicinato, a contatto tattile, che sdoppia la realtà e la verità oggettuale in materia cromatica e organica di una congelata metamorfosi, e in indumento testimone del corpo, e quindi della memoria del corpo, frammento di unumanità citata ma assente, di una storia personale non descritta ma presente. Nella cultura orientale i vestiti, dalle fasce del neonato al vestito della morte, raccolgono le impronte della vita, come sudari che si impregnano degli umori delle esperienze, ansie e gioie, sconfitte e conquiste, di ciascuno, assumendo valore di veri e propri testimoni e documenti della vicenda personale. Eusebi costruisce, compone, modella i suoi quadri inserendovi indumenti come testi della propria storia, una storia che a livello di analogia e metafora si dilata dalla storia dellartista fino a congiungersi con la storia dellumanità, proprio per quella misteriosa qualità del pozzo interno dellanima, attraverso il quale ci si congiunge al grembo cosmico. Lo slittamento di senso è attuato da Eusebi attraverso la manipolazione diretta dei materiali, che poi investe di colore, così che le opere, per quanto inquadrate come finestre su uno spazio di scavo archeologico o di una junk~ jard, interscambiabilmente interplanetaria o subito dietro casa, possono ritenersi delle pittosculture con la connotazione di una forte accensione di sensorialità interrogante ed esplorante tra le pieghe di indumenti pensieri, memorie di slanci vitali; tra le suggestioni di uno spazio che si anima di ombre, di luci, di fermenti cromatici. Lespediente restituisce centralità di attenzione allesperienza del corpo, o, meglio, allassenza del corpo come smarrirsi progressivo dellesperienza fisica e materiale in una cultura sempre più mediatica e virtuale, confezionata, bidimensionale, prevalentemente visiva e verbale e sempre meno tattile. Eusebi reagisce a questo generale condizionamento che tende ad appiattire, a omologare, e di conseguenza a impoverire, le esperienze e i comportamenti, i gesti e i pensieri, entrando con le mani nello spazio del quadro, il quale non resta più semplice superficie di proiezione di gesti, di emozioni, di pensieri, o di rappresentazioni che imitano la natura, la realtà, lo slancio vitale, ma diventa davvero luogo della ripresentazione della realtà, delloggetto, espandendone però i significati, il senso, spiazzandolo dallutilizzo e dal contesto abituali e assegnandogli un valore araldico imprevisto, inedito, capace di sollecitare prospettive (angolature visive e interpretative, suggestioni percettive) differenti. Alfa luce di queste considerazioni, la materia di cui sono fatti questi quadri perde liniziale e solo apparente riferimento al mondo dellarte informale, quello magmatico, e indeterminato dallenergia in movimento e in mutazione, e conquista un livello di significato strettamente coniugato allesperienza intima, sia della memoria individuale che di quella della specie e biologica in genere, collegandosi proprio attraverso gli indumenti a una corrente di informazioni di flusso più ampio e più profondo, quello psichico e genetico; e così la sensorialità, la tattilità ridiventano sensualità forte, energia vitale. Non mi pare secondario rilevare che i colori che Eusebi utilizza con maggiore frequenza e intensità timbrica sono il rosso e lazzurro, che tradizionalmente indicano il sacrificio della carne e la sublimazione dello spirito, il mondo terreno delle cose concrete e il mondo celeste delle idee, dei sogni, delle utopie, della spiritualità. Il viaggio conoscitivo di questo artista davvero singolare per tecnica e contenuti approda, dopo lungo e diverso sperimentare e peregrinare, a una sorta di acceso diario autobiografico di narrazione dellesperienza del corpo attraverso la presentazione più o meno esplicita, ma comunque tanto fisica che mentale di una sorta di spoliazione, di abbandono degli abiti e delle abitudini, per avviare una diversa esplorazione di materia e colore, spazio e tempo interni ed esterni, psicologici e sociali, in direzione di differenti possibilità di raccordo della irrinunciabile vicenda delluomo, della sua storia, dei suoi desideri e dei suoi sogni. La diretta manipolazione e modellazione dei tessuti, la collocazione, la distribuzione e, quindi, la colorazione consentono a Eusebi un tempo lungo di accumulo emotivo e di attenzione per un chiarirsi progressivo della coscienza e della conoscenza intuitiva e percettiva, slargando lascolto interiore e acuendo la prensilità qualitativa e quantitativa delle insorgenze, dei riferimenti, dei livelli di senso più reconditi. Luso del colore è ben lontano da un impiego di tipo realistico, anche solo nellambito di unaccezione mimetica; esso, piuttosto, assume la pregnanza e la mobilità della luce e, in virtù della distribuzione a pioggia e del rapporto con la superficie mossa e scabrosa, si carica di precise proprietà allusive ed evocative, acquisendo la sua più vera valenza proprio quando maggiormente viene esaltato dalla varia consistenza e reattività delle materie, diventando colore/spazio di accadimento, di disvelamento e sperimentazione di nodi emotivi e conoscitivi, nuclei di memoria, di esperienza, illuminarsi delle pieghe ( e piaghe) segrete del labirinto psichico. Per Eusebi come daltra parte per Marcel Proust la pittura è soprattutto una metamorfosi delle cose rappresentate, che così si offrono a letture e a comprensioni sempre nuove: polisemantico, multidirezionale e pluridimensionale amalgama di eventi fisici e psichici correlati, senza necessità di rinvii simbolici o ideografici, ma attenta elaborazione di ciò che sta al di là e ben oltre la pura e semplice ricognizione e registrazione visiva. Voglio dire che nelle opere di Eusebi le combinazioni di elementi astratti e di oggetti concreti superano facilmente il riferimento iniziale di una mera contingenza, per inoltrarsi in una strutturazione cromatica, materica e di spazialità che stimola il campo visivo dellosservatore e ne sollecita le facoltà percettive. Renzo Eusebi, stabilendo tra loggetto e la ripresentazione di esso un rapporto che va al di là della fenomenologia connotativa, innescando processi di adesione emotiva e di astrazione mentale, spinge il nostro sguardo al di sotto di queste espanse e coloratissime visioni, che, in certo senso competono a un mondo surreale o di realtà parallela, portandoci a fluttuare nelle aree dellinconscio, dove, composizione spaziale e ritmo formale ci pervengono come germinati da una fervida introspezione emozionale e da una sicura gioia di vita, le quali ricreano costantemente e liberamente la realtà e le sue atmosfere, indifferentemente intese come psichiche o dambiente, per la magica alchimia di una pittura che ha perfettamente maturato il suo frutto. Giorgio Segato Testi critici GIORGIO DI GENOVA Testi critici LINO LAZZARI (txt UK) |